Mi hanno detto che sono psicotico!

“Durante l’adolescenza, o poco dopo, ho cominciato a sentirmi strano: ho avuto sempre meno voglia di vedere i miei coetanei, rimanevo giornate chiuso nella mia stanza a letto, facevo fatica a stare anche con i membri della mia famiglia, ho cominciato a sentire che dentro di me qualcosa cambiava e mi rendeva diverso da tutti gli altri, fino a che non ho cominciato a sentire le voci”. “Ho cominciato a sentire che gli altri potevano leggermi nel pensiero”, “ho cominciato ad aver paura che potessero venire a rapirmi”, “temevo che le persone vicino a me, quelle che mi sono state sempre accanto, fossero diventate cattive e volessero farmi del male o tradirmi o abbandonarmi!”.

Questo tipo di racconti me li hanno fatti tanti pazienti nei miei molti anni di esperienza di relazione con loro! Sono i primi pazienti che ho visto e vorrei dire tante cose rispetto alla mia esperienza con loro, ma in questo piccolo spazio mi limito a rilevare che sono dei grandi eroi e lottatori tenaci contro una patologia che ancora non si comprende nonostante gli anni di studi e ricerche. Ricerche accreditate dicono che di sicuro c’è una componente genetica e biologica, ma quanto questa vada ad influire su una componente ambientale ancora è tutto da vedere e capire. I sintomi e le dis-percezioni possono diventare davvero invasive e limitare tantissimo la qualità di vita non solo dei pazienti stessi ma anche di chi se ne prende cura. Spesso in casa si può arrivare ad un’escalation di rabbia ed emotività non controllata che porta ad enormi vissuti di sofferenza di tutto il nucleo familiare.

Il paziente a cui è stata diagnosticata una psicosi, in genere, è già seguito da un’équipe: ha già uno psichiatra che lo segue farmacologicamente, uno psicologo per il sostegno emotivo, un educatore, un assistente sociale… ebbene sì, questo è un male complesso che necessita e merita di un’attenzione speciale e quindi di tante persone. Io nel mio piccolo studio non posso garantire tanta competenza e multidisciplinarietà, ma posso garantire un sostegno sia al paziente, magari in contatto con la sua équipe di lavoro, sia ai parenti di un paziente, che in alcuni momenti possono sentirsi sopraffatti da tanta complessità da gestire. Sono disponibile sia per la psicoterapia e sia per interventi meno impegnativi con l’obiettivo di spiegare cosa succede al loro caro malato. Sono disponibile a vedere sia il paziente o un membro della sua famiglia o tutta la famiglia insieme. Non penso sia necessario specificare che gli obiettivi che ci possiamo porre in un lavoro insieme non sono di sicuro quelli che prevedano la guarigione, ma di cura, di comprensione, di sostegno e di orientamento, questi sì!